Dentro l’Odissea di Nolan
Masterclass di PATRIZIA GENOVESI
Ulisse impiega vent’anni a tornare a casa. Noi proveremo a capire quanto lavoro occorre per farci viaggiare con lui restando seduti. La nostra masterclass sull’Odissea di Christopher Nolan parte da questa curiosità: come si costruisce un’esperienza che sappiamo essere una finzione, e alla quale tuttavia consegniamo volentieri occhi, orecchie e, nelle serate fortunate, qualcosa di più?
Cominceremo dalle condizioni che rendono possibile un film del genere. Nolan arriva all’Odissea dopo Oppenheimer, con una fiducia conquistata presso il pubblico e presso chi finanzia i suoi progetti. Accanto a lui c’è Emma Thomas, produttrice e compagna di un percorso nel quale l’ambizione artistica deve continuamente trovare persone, strumenti, denaro e giornate disponibili. Anche un’ossessione, per diventare cinema, ha bisogno di un piano di lavorazione.
Poi entreremo sul set. Ci occuperemo della fotografia di Hoyte van Hoytema, partendo dalle basi: che cosa significa girare in IMAX, come funziona la pellicola, che cosa cambia quando avviciniamo una cinepresa a un volto. Dietro una sigla apparentemente destinata agli specialisti ci sono conseguenze molto concrete. Una macchina ingombrante occupa spazio fra gli attori; il suo rumore interferisce con i dialoghi; un obiettivo permette certe distanze e ne impedisce altre. La tecnica entra nella recitazione prima ancora che cominci il ciak.
Proveremo a guardare la luce con la stessa attenzione. Una fiamma deve lasciare una traccia sulla pelle, sull’armatura, sul muro. Il mare riflette, il cielo cambia, un volto può emergere dall’ombra o restarci prigioniero. Capiremo come queste condizioni vengono cercate, costruite e controllate, e perché un’immagine possa sembrarci naturale dopo una quantità impressionante di lavoro.
Gli effetti speciali ci porteranno fra scenografie, imbarcazioni, dispositivi meccanici e interventi digitali. Ci interessa capire dove comincia un’illusione e quali elementi devono collaborare perché regga. Una nave vera offre peso, movimento e resistenza all’acqua; offre anche parecchi problemi a chi deve sistemarci una troupe. Il digitale può completare ciò che è stato ripreso. Lo spettatore riceve il risultato di questa collaborazione, spesso senza poter riconoscere i confini fra i diversi interventi.
Seguiremo infine il film in montaggio, dove uno sguardo acquista una durata e un gesto trova la propria conseguenza. Ascolteremo il rapporto fra rumori e musica: quanto può raccontare il suono di una corda, quanto cambia una scena quando cambia ciò che sentiamo.
A quel punto torneremo a Ulisse. Perché insistere sulla colpa? Che cosa succede all’eroe quando la sua intelligenza viene guardata anche attraverso il dolore che ha prodotto? E quanto della nostra sensibilità contemporanea entra in questa rilettura di Omero?
Fotografie di lavorazione, immagini del film e testimonianze ci accompagneranno lungo il percorso. Non occorrono competenze tecniche: spiegheremo gli strumenti mentre ne osserviamo gli effetti. Ci piacerebbe che, alla fine, davanti a una scena venisse spontaneo fermarsi un momento: qualcuno ha scelto proprio quella distanza, quella luce, quel rumore. Vale la pena chiedersi perché.
